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In Biblioteca vetrina su "Coronavirus: epidemia o infodemia?"

Data dell'evento: Giovedì 13 febbraio 2020 icona per la stampa della pagina

Saperne di più per non andare nel panico. Per combattere la disinformazione una vetrina tematica in Biblioteca a Brugherio

a cura della Biblioteca civica

Negli ultimi due mesi le tematiche riguardanti i virus e le pandemie hanno monopolizzato le testate dei principali giornali e delle riviste, così come anche dei social network e delle pagine online, a livello nazionale e internazionale. Il clamore è stato causato dal rapido diffondersi di un virus proveniente dalla Cina, il cui nome scientifico è Covid-19, ma tutti lo conosciamo come "coronavirus".

È l'inizio del 2020, sono circa le 6.30 del mattino e la città di Wuhan, situata nella Cina centrale e capoluogo della provincia di Hubei, si sveglia ai suoi rapidi ritmi, tipici del suo essere un importante polo commerciale. Si alzano le prime luci dell'alba e i cittadini si apprestano a cominciare una nuova giornata, del tutto ignari che da lì a pochi giorni avrebbero avuto gli occhi del mondo intero puntati contro e che la città, caratterizzata da un'incalzante frenesia, l'indomani sarebbe sprofondata nel silenzio più totale.

Facendo un passo indietro nel tempo, è possibile rendersi conto di come i virus abbiano sempre fatto parte della nostra storia. «Le malattie infettive sono dappertutto – spiega lo scienziato e scrittore David Quammen -. Rappresentano una sorta di collante naturale che lega un individuo all'altro e una specie all'altra all'interno di quelle complesse reti biofisiche che definiamo ecosistemi».

Nel corso dei secoli le pandemie causate da virus hanno messo a dura prova la sopravvivenza umana. Già nel 430 a.C., durante la guerra del Peloponneso, un'epidemia di peste ha decimato le truppe ateniesi così come è successo anche anni dopo per via del morbo di Giustiniano, conosciuto col nome di «peste bubbonica», che causò migliaia di decessi nell'area del Mediterraneo. Si sono susseguite con una certa ricorrenza anche le epidemie causate dal virus del tifo, passate alla storia come «febbri da accampamento», dal momento che hanno trovato terreno fertile per la loro diffusione soprattutto nelle zone di guerra. Giungendo negli anni cronologicamente più vicini a noi, l''800 e il '900 sono stati caratterizzati dalla presenza di due morbi, quali il colera e la febbre spagnola, pandemie che hanno colpito con conseguenze drammatiche l'America, l'Europa e la Russia.

L'uomo, tuttavia, non è rimasto immobile e per far fronte a tali situazioni ha deciso intraprendere sempre più studi e ricerche in merito e di potenziare le strutture sanitarie, così da essere maggiormente preparato di fronte a nuove emergenze, le quali, purtroppo, non hanno aspettato molto per verificarsi: a partire dal XX secolo ci si è trovati a far fronte alla forza distruttrice dell'HIV, un virus che ha portato molti decessi e che è stato anche causa di fenomeni di emarginazione e di abbandono delle persone colpite. Di non minore importanza è poi il virus dell'ebola che all'inizio del secolo successivo ha causato molte morti nelle zone più povere del continente africano.

I virus fanno paura? «Assolutamente sì!» sarebbe la risposta più immediata, più ovvia, principalmente dovuta al fatto che sono invisibili e diventa più difficile difendersi da un nemico che sfugge all'occhio umano. Di conseguenza hanno la capacità di farci sentire esposti, vulnerabili e sottolineano la nostra condizione precaria di esseri umani.

Non è azzardato affermare, allora, come la paura sia la sensazione prevalente, dominante, quando si affrontano situazioni di incertezza e di instabilità come quelle tipiche dei periodi caratterizzati dalla diffusione di un virus. Inoltre, nonostante sia innegabile che i virus abbiano influenzato il nostro passato, oggi c'è un elemento che fomenta e aumenta questo sentimento collettivo: la disinformazione.

L'enorme numero di fonti, che veicolano le più disparate notizie talvolta col solo fine di generare traffico sulle proprie pagine invece che fornire al lettore informazioni verificate ed affidabili, spesso crea delle difficoltà. In quest'ottica anche i tanto diffusi e ormai imprescindibili social network fanno la loro parte: in un mondo che va di fretta, con le persone che hanno poco tempo per leggere, sono sempre meno quelli che verificano l'affidabilità delle fonti e si interrogano sulla veridicità di quanto letto.

Ci si lascia trascinare così in un vortice di tweet e hashtag, in cui non si distingue più il vero dal falso: questo semina un atteggiamento irrazionale che sfocia nel panico, che a sua volta può generare incresciosi gesti di razzismo, come successo in questi giorni nei confronti di persone dai tratti somatici orientali. "Infodemia" è il termine coniato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), l'Agenzia delle Nazioni Unite specializzata per le questioni sanitarie: con questo termine si intende il proliferare di informazioni false o poco accurate sia per via del facile accesso ai mezzi di comunicazione che anche per una sovrabbondante presenza di fonti.

Attualmente per contrastare il problema della disinformazione molte organizzazioni ufficiali, tra cui l'OMS stessa, stanno usando apposite piattaforme online per informare i cittadini in tempo reale ed in modo costante e supportarli, rispondendo in varie lingue a tutte quelle domande riguardanti il coronavirus che circolano con più frequenza.

Non si può che affermare, dunque, come scegliere le fonti più attendibili sia la chiave per affrontare nel modo migliore la paura dell'ignoto che in un mondo che viaggia alla velocità di un click può anche assumere le sembianze di un virus impercettibile ad occhio nudo.

Ebbene, per combattere la disinformazione sul coronavirus la Biblioteca civica di Brugherio (via Italia 27) ha allestito una vetrina tematica allo scopo di approfondire l'argomento.
La selezione di testi è accompagnata da una scelta di siti web per mantenersi informati sugli sviluppi in tempo reale.

Info: tel. 039 2893.401 – biblioteca@comune.brugherio.mb.it